Un avviso di accertamento, una cartella esattoriale o un preavviso di fermo arrivano spesso all'improvviso e con termini brevi per reagire. Non sempre le somme richieste sono dovute: errori di calcolo, vizi di notifica, motivazioni insufficienti o crediti ormai prescritti possono rendere l'atto annullabile, in tutto o in parte.
Il diritto tributario è il principale ambito di attività dello Studio Legale dell'Avv. Angela Pizzuto, che assiste privati, professionisti e imprese sia nella fase che precede il giudizio sia davanti alle Corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado.
Di cosa si occupa lo studio
- Ricorsi contro avvisi di accertamento (IRPEF, IVA, IMU, TARI e altri tributi)
- Cartelle esattoriali e intimazioni di pagamento dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione
- Fermi amministrativi e ipoteche
- Rottamazioni, rateizzazioni e definizioni agevolate
- Difesa davanti alle Corti di giustizia tributaria
- Verifica della prescrizione dei debiti fiscali
Avvisi di accertamento: prima e dopo l'atto
Per molti atti impositivi lo Statuto del contribuente prevede oggi il contraddittorio preventivo: prima di emettere l'accertamento, l'ufficio deve comunicare uno schema di atto e il contribuente ha di regola almeno sessanta giorni per presentare osservazioni. La legge esclude però alcune categorie di atti, ad esempio quelli automatizzati o derivanti da controlli formali, e i casi di fondato pericolo per la riscossione. Quando il contraddittorio è previsto, argomenti e documenti ben presentati possono evitare l'accertamento o ridurne l'importo.
Se l'avviso viene notificato, il ricorso alla Corte di giustizia tributaria va proposto entro sessanta giorni dalla notifica. In alternativa, o prima del ricorso, si può valutare l'accertamento con adesione, una definizione concordata con l'ufficio che consente di ridurre le sanzioni.
Cartelle, intimazioni e misure di riscossione
Anche le cartelle esattoriali e le intimazioni di pagamento possono essere contestate, per vizi propri dell'atto, per l'omessa notifica degli atti precedenti o per l'intervenuta prescrizione. Il giudice competente e il termine per agire dipendono dalla natura del debito: per i tributi il ricorso va di regola proposto alla Corte di giustizia tributaria entro sessanta giorni, mentre per crediti di altra natura, come contributi previdenziali o sanzioni stradali, valgono giudici e termini diversi. Anche i termini di prescrizione variano a seconda del tipo di debito.
Prima di procedere, l'agente della riscossione può iscrivere un fermo amministrativo sui veicoli o un'ipoteca sugli immobili. Il fermo può essere evitato dimostrando che il veicolo è strumentale all'attività lavorativa; l'ipoteca, invece, è consentita solo oltre determinate soglie di debito. Quando il debito è dovuto, lo studio valuta l'accesso a rateizzazioni e definizioni agevolate, le cosiddette rottamazioni, che consentono di ridurre sanzioni e interessi.
Domande frequenti
Entro quanto tempo si può impugnare un accertamento o una cartella?
Per gli atti relativi a tributi, di regola entro sessanta giorni dalla notifica, con la sospensione dei termini dal 1° al 31 agosto. Per le cartelle che riguardano crediti non tributari, come contributi o multe, giudice e termini possono essere diversi. Superato il termine, l'atto diventa definitivo: per questo è importante far esaminare subito ogni atto ricevuto.
Una cartella esattoriale vecchia può essere prescritta?
Sì. Se dalla notifica della cartella è trascorso il termine di prescrizione previsto per quel debito senza che siano stati notificati atti interruttivi validi, si può chiedere l'annullamento delle somme. La verifica va fatta sugli estratti di ruolo e sulle notifiche effettuate.
Serve un avvocato per fare ricorso in materia tributaria?
Per le controversie di valore fino a 3.000 euro il contribuente può difendersi da solo. Oltre questa soglia è obbligatoria l'assistenza di un difensore abilitato. In ogni caso, una valutazione preventiva aiuta a capire se il ricorso conviene.
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